Capitolo IV

scritto da PostcardsFromFarAway
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Testo: Capitolo IV
di PostcardsFromFarAway

Ferirti. In qualsiasi modo. Su questo mi sono spesso interrogata.

Tradimento.

Come ci si sente? Cosa si prova nell’essere traditi? E’ un dolore profondo, cupo, una voragine nera che sprofonda vorticosamente verso il centro del petto. Buia. Non c’è luce alcuna. Non vi è aria. Si ondeggia sospesi, precipitando lentamente verso non si sa dove. All’improvviso tutto si fa vuoto. Il cervello non pensa, come si prosciugasse all’istante da tutto: immagini, suoni, odori. Diventa tutto grigio spento. Poi stupito, si affaccia un pensiero. Si affaccia alla mente e chiede – davvero? È accaduto davvero?- e questo è solo il timido inizio della catastrofe che si sta annunciando. Perché come degli animaletti, dopo la tempesta, dopo un acquazzone, vengono fuori dalle loro tane, prima timidamente, poi sempre più numerosi, allo stesso modo i pensieri non chiedono il permesso. Prima timidamente, quasi increduli, non si fidano di ciò che sanno, poi eccoli…le sinapsi si stanno riconnettendo, lentamente iniziano a elaborare, creano pensieri, danno forma a immagini mostruose. Domandano domandano…sono insaziabili. Chiedono, disfano, distruggono. Distruggono, ecco cosa fanno, distruggono tutto. Macerano senza pietà qualsiasi cosa, sentimenti, giorni belli, brutti, vacanze, momenti, attimi, qualsiasi ricordo viene annientato dal veleno che loro mietono. Nulla ha più senso, nulla è più esistito. Nulla ha più valore. Questa è la cosa più straziante. Nulla ha più valore. Tutto ciò che fino ad un istante prima esisteva, cessa immediatamente di esistere. Non è più. Come aver dipinto una tela, aver selezionato i colori migliori, le tonalità più accese, aver fermato il tempo, aver immobilizzato i profumi, gli odori, le melodie più profonde. Come essere andati nella più profonda delle proprie stanze e aver tirato fuori tutto, le cose migliori e soprattutto le peggiori. Tutto su quella tela, tutto messo lì, con minuziosa attenzione, maneggiando questo prezioso carico con estrema cura. Aver districato pazientemente tutte le matasse di quei coloratissimi fili, felici di farlo, sistemarle sulla tela, posizionare tutto con dedizione, assecondando l’umore, le sensazioni di benessere, la felicità pura, la gioia invasiva e poi.

E poi rientrare un bel giorno nella stessa stanza e trovare brandelli di tela sparsi ovunque, fatti a pezzi, maciullati, imbrattati con la pece, fatti a pezzi in maniera inesorabile.

Roba che ti manca il fiato. Apnea. Non comprendi subito l’accaduto. Hai bisogno di tempo. Di aria. Di tempo e aria. Di spazio mentale, mentre inizi a precipitare. Inizi a precipitare vorticosamente nella voragine che si sta formando e ti sta risucchiando.

Io non lo so se hai provato mai tutto questo. Non lo so.

E quando mi chiedi da dove provenga tutto l’odio che provo per te, ti risponderei, proviene da questa voragine che tu hai creato. Tu, idiota. E idiota sai che è solo uno tra i piccolissimi improperi che ti abbia mai indirizzato. E’ questa la voragine nera che diventa odio nei tuoi confronti. E’ la stessa voragine che prima era una meravigliosa tela colorata di noi, di ricordi, suoni, profumi, odori, viaggi, risate, pianti, sudore, odore. E che per colpa tua è diventata furia nera. Perché hai ucciso tutto. Hai ucciso ciò che era di noi.

Le domande sono infinite, quante infinite sono le volte in cui le ho messe in fila, le ho numerate, elencate, per vedere se magari rispondevano da sole. E’ questo il valore che avevo per te? Era questa l’importanza del noi, quando pronunciavi noi? Ma quella che più di tutte mi uccideva era questa: ho immaginato tutto? Non sentivi anche te tutto ciò che provavo io? Ero la sola a provare quelle sensazioni? Ero la sola a sentirmi morire quando eri con me? Era tutta un’illusione? Era tutto nella mia testa? L’ho immaginato? L’ho sognato?

La peggiore sconfitta è sapere che se anche leggessi queste parole, non comprenderesti un solo rigo.

Questo è il tradimento: credere di essere in due sulla zattera, e ritrovarsi a essere soli.

E’ per questo che all’interno di me c’è una battaglia perenne: mi fermo e ricordo come tutto sia vano,  ma allontanarlo è una tortura, è un dispendio di energie continuo.

Non lo voglio al mio fianco, ma non riesco a fare a meno di lui. Lascia che tutto scorra. Lascia fluire. Non trattenere. Mi ripeto questo. Non trattenere.

Lascia che tutto sia. Non tutto ha un senso. Cerca di non dare un senso a tutto. I colori dell’alba di questa mattina. La pienezza del sole sorto. Non ha senso. E’ tutto bellissimo, meraviglioso, ma non tutto ha un razionale. Non cercare un senso a tutto. Lascia che sia.

Capitolo IV testo di PostcardsFromFarAway
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